domenica 1 febbraio 2015

ONE PIECE X TORIKO

Questa volta mi cimenterò in un articolo innovativo e un po' particolare, ossia metterò a paragone due opere, non per misurarne la semplice "bellezza" o definire un'infondata "superiorità", ma piuttosto per focalizzarci sui punti che accomunano o differenziano i manga in questione, sia per ciò che concerne le vicende, sia per quanto riguarda lo stile di disegno o i personaggi.

Dunque, cercherò di prendere in esame molte sfaccettature di due manga contemporanei tentando di essere breve, per quanto possibile (potrei scriverci un articolo di almeno 5 pagine xD). I punti su cui voglio focalizzarmi, tralasciando che si tratta di due shonen, quindi è già il genere ad accomunarli, saranno:

POTERE
Sebbene il “potere” abbia origini e radici differenti nelle due opere e segua il classico “sviluppo da shonen” (per cui è suddiviso in livelli di crescita che vengono sbloccati dai personaggi in seguito a situazioni estreme a cui sono sottoposti) è possibile identificare alcune somiglianze sia per quanto riguarda il potere in sé che per il fatto che esiste una razza prescelta che è destinata a cambiare il mondo.

Soffermiamoci prima su quest’ultimo punto…e basta solo dire “i nemici naturali degli dei” e i portatori di cellule Gourmet , naturalmente predisposti al combattimento ed in sinergia con il mondo che li circonda, cosa che possiamo riscontrare in personaggi come Roger e Rufy e anche nei protagonisti di Toriko.

Ci sono poi altre analogie che riguardano nello specifico i poteri concessi ai personaggi, ad esempio l’idea di Dyning Kitchen e di Room oppure il modello di “uomo velenoso” (Magellan e Coco). Inoltre Sunny utilizza i propri capelli (chiamati "tocchi") in una tecnica chiamata Hair Marionette, con gli stessi effetti del Parasite di Dolfa e Coco è solito creare degli alter ego elusivi per confondere i nemici proprio come come i pupazzi di fili, sebbene siano fantocci di veleno.

FLORA, FAUNA E GEOGRAFIA
I paesaggi e i suoi abitanti sono scelti e disegnati accuratamente, entrambi gli autori sembrano dare particolare rilevanza al proprio mondo, le loro menti geniali danno vita a creature come gli Uccelli del Sud o le Spaventomele e concepiscono una geografia innovativa.

Oltre ad un settaggio differente dei territori e dei mari, il mondo è suddiviso in due aree principali a cui competono due livelli differenti di potenza. Nello specifico vi è una parte del mondo agognata dai più forti e carica di misteri: in One Piece abbiamo il Nuovo Mondo e in Toriko il Mondo Gourmet . Queste due mete sono piene di luoghi inesplorati, impervi e sensazionali ed è qui che si svolgeranno i combattimenti più significativi della storia.

IL RUOLO DEL CIBO
Sebbene nell’opera di Shimabukuro la cosa sia esageratamente più marcata e centrale, anche in One Piece il cibo assume un ruolo fondamentale e chi conosce le arti della cucina nutre di un grande rispetto. L’arte di saper preparare al meglio una pietanza è dote di pochi e, sia Rufy che Toriko, riconoscono la grande importanza di avere un compagno che ne conosca i segreti. Il cibo ha un ruolo quasi catartico e i personaggi, solamente mangiando, godono di enormi benefici.

L'ASSETTO POLITICO
Anche qui posso dire di aver visto una somiglianza tra le opere. Semplicisticamente, farò una suddivisione in tre gruppi principali: quello dei protagonisti, la fazione nemica e il gruppo pseudo-neutrale. Nel mondo di Oda vi sono i Pirati, il Governo mondiale e i Rivoluzionari mentre sull’altro fronte abbiamo l’IGO, i Bishokukai e le associazioni minori come Yakuza e Rigeneratori. Anche se, certamente, lo sviluppo di questi organismi è molto differente.

PERSONAGGI
Voglio concludere con un paragone più “soft” xD Parliamo ora di alcuni personaggi, iniziando da Sunny e Cavendish e la loro continua ricerca dell’estetismo più puro e…”bellissimo”. Oltre al disegno del personaggio in sé, anche il loro carattere è molto simile: tentano entrambi di ricoprire un ruolo spettacolare e vengono intralciati in continuazione: Cavendish non riesce a sopportare che le supernove gli abbiano rubato la popolarità e, allo stesso modo, Sunny rimprovera ai compagni, soprattutto a Coco, il suo “rubargli la scena” e le sue entrate spettacolari.

Un altro parallelismo potrebbe esserci tra Law e Teppei, sono entrambi personaggi intelligenti e lungimiranti, a volte ignorati dal resto del gruppo, e si rivelano spesso determinanti per lo svolgersi delle vicende.

Anche il ruolo incarnato da Shanks e dal presidente dell’IGO, Ichiryu, è molto simile: entrambi ripongono la loro speranza nelle nuove generazioni ed hanno un particolare legame con i protagonisti. Questa caratteristica, in realtà, si estende in un concetto più ampio: c’è una suddivisione tra la vecchia e la nuova generazione e ogni grande personaggio appartenente alla generazione passata designa in cuor suo dei successori e ripone in loro le proprie aspettative.

Possiamo quindi dire che gli elementi che accomunano One Piece e Toriko siano davvero tanti e che spazino su svariati campi di applicazione. Spero che questo articolo un po' diverso dal solito sia stato di vostro gradimento!



venerdì 30 gennaio 2015

Luka e Nina, il coraggio e il terrore

Nelle sacre terre di Albione, durante il periodo della caccia alle streghe, c'era un gruppo di giovani donne che, per poter sopravvivere e cibarsi, vendeva il proprio corrpo anche a rischio di essere additate come eretiche. E' questo lo scenario in cui ci vengono presentati questi due personaggi, Luka e Nina, che poi vedremo diventare parte integrante delle vicende fino alla caduta della torre sacra.

La contrapposizione tra le due è molto marcata e pare quasi evidente che Miura le abbia presentate assieme di proposito, caratterizzando questa loro diversità anche più del previsto.
Da una parte abbiamo una donna decisa ed intraprendente, che si carica delle responsabilità del suo intero gruppo e provvede a difenderlo e gestirlo quasi come farebbe una madre. Dall'altra una donnetta meschina e paurosa, terrorizzata dalla malattia contratta a causa del lavoro che svolge e spaventata dal mondo che la circonda.

In più di un occasione Luka ci dà prova della sua risolutezza e della sua forza di carattere, sembra non aver paura di nulla. Nemmeno di fronte alla morte, nemmeno al cospetto del Cavaliere del Teschio o di un apostolo. Luka non indietreggia mai e spesso ciò è anche dipeso dal fatto di non aver valutato attentamente la situazione, come accade quando si lascia cadere dalla torre durante lo scontro con Mozgus. In quell'occasione, se non fosse stato per il Teschio, la donna sarebbe certamente morta. Bene, è esattamente questo il maggior difetto di Luka: non provare paura.



D'altro canto, invece, Nina si mostra eccessivamente debole e pare che il suo perenne stato di terrore la guidi in ogni sua scelta. Sa di essere malata, di non avere più la possibilità di congiungersi ad un uomo, e per questo cede alle lusinghe del peccato unendosi ai baccanali segreti organizzati dagli eretici.

Diversamente da quanto avviene per Luka, ci vengono mostrate molte più sfaccettature del personaggio di Nina: oltre alla debolezza, vediamo anche una Nina innamorata e triste che più di una volta prova vergogna per sè stessa. Ma nonostante questa vergogna, dopo aver ucciso l'uomo che ama per paura che confessasse il suo essere eretica, dopo aver provato ad abbandonare Caska, comunque Nina non riesce mai a trovare la forza di comportarsi in maniera meno meschina, perfino nel momento in cui lei e Caska vengono catturate e condannate da Mozgus. 

Possiamo quindi dire che questi due personaggi rappresentano rispettivamente il coraggio ed il terrore e, probabilmente, il loro stretto legame sottintende, se vogliamo spaziare un po' con la fantasia, che non si può essere davvero coraggiosi se non si prova paura. 
Il significato dietro tutto ciò, probabilmente, è proprio di accettare le proprie paure e sfuttarle per poter cambiare qualcosa, ma non solo. 




Il sentimento a cui si vuole dare maggiore enfasi è proprio l'invidia derivante da una diversità. 

A tal proposito è emblematico il primo discorso fatto da Luka alle sue compagne in cui spicca la frase "la gente è meschina, teme e odia per le piccole differenze" . Ed è proprio quello che accade. Nina sa di essere diversa da Luka e, nonostante le sia molto affezionata, prova invidia e arriva perfino ad odiarla. Nina incarna la meschinità degli uomini, mentre Luka incanra la parte razionale che, conscia del male che alberga anche nel proprio animo, cerca di attenuare le differenze in modo da sopprimere le gelosie. 

Luka è la colonna portante per Nina che senza di lei si sente perduta, privata della luce della propria fiaccola non può far altro che tremare.
E' proprio questo che porta Nina ad allontanarsi definitivamente dall'amata compagna e a partire con Jaquin: la necessità di costituire ella stessa un sostengno, di essere la luce che riscalda qualcun'altro. 

Questa, a mio parere, è una grande espressione del libero arbitrio, argomento centrale di tutto il manga: sebbene sembra che Nina sia vincolata a rimanere per sempre accanto alla sua fiaccola, stringendola a sè e odiandola, decide invece di correre incontro alla paura e di allontanarsi da quella luce. Ed è proprio questo il coraggio raccolto goccia a goccia dalle proprie lacrime di terrore, il più grande dono che Luka potesse fare alla piccola e meschina Nina.


giovedì 22 gennaio 2015

COMBATTERE IN ONE PIECE

One Piece è pur sempre uno shonen e, come tale, è strutturato in modo tale che i personaggi, per raggiungere il traguardo prefissato, debbano superare degli step obbligati, per aumentare il loro livello di potenza. La caratteristica pregnante di un manga di questo tipo è, senza dubbio, la presenza di numerosi combattimenti. Ogni nodo della trama, o almeno la maggior parte, si scioglie solo grazie ad uno scontro che porterà o meno i protagonisti a procedere nella storia. 

Detto così probabilmente è un po’ riduttivo, ma il pattern seguito dagli shonen è sostanzialmente lo stesso e anche i combattimenti, bene o male, seguono un’impostazione comune: inizio dello scontro, minacce varie ed eventuali,  il nostro personaggio si trova ad un passo dalla fine, power-up, vittoria.

Alla luce di queste caratteristiche comuni, però, i vari shonen possono distinguersi profondamente l’uno dall’altro. 
Sebbene One Piece segua questo pattern abbastanza fedelmente, ciò che lo distingue dai suoi simili è, a mio parere, l’interpretazione che Oda ha voluto dare al “combattimento”. 

Non si tratta solo di un affermare la superiorità di un personaggio rispetto ad un altro, ma comprende molti aspetti, primi tra tutti la determinazione. 
La componente psicologica è fondamentale. La voglia di vincere e la ragione per cui si sta combattendo sono una fonte inesauribile di forza. Si passa quindi da uno scontro sul piano fisico, ad uno scontro sul piano mentale, dove ciò che conta è l’integrità e la forza del proprio spirito. 
Dopotutto anche l’allenamento non viene inteso come mero esercizio fisico, ma come un processo che tempra il corpo e la mente, e ne abbiamo avuto ampia dimostrazione con il time-skip.

Comunque sia, più è importante l’ideale maggiore sarà la forza sprigionata ed è proprio la determinazione che consente di sbloccare un power-up e di attingere a tecniche con un potere notevolmente superiore.

Non per questo però viene data poca rilevanza alla forza fisica o alla tecnica, anzi. Lo vediamo, ad esempio, in personaggi come Zoro che, oltre a lavorare molto sulla propria mente, devono curare minuziosamente anche la pulizia dei movimenti e saper dosare la propria forza alla perfezione. In questo scenario riusciamo quindi a capire cosa significhi che “una buona spada taglia solo ciò che vuole il proprio padrone”.

Un’altra particolarità su cui voglio focalizzarmi è il “significato” che i personaggi danno al combattimento. A primo impatto viene da pensare che “combattere” sia una cosa vincolata ad un sentimento di “odio” o di “ripudio” nei confronti del proprio avversario. Beh, in One Piece (ma non solo), il combattimento svolge una funzione ben più importante. Due persone che si scontrano stanno condividendo la stessa battaglia, si muovono sullo stesso terreno, condividono il dolore e seguono un ideale…ciò accomuna e lega indissolubilmente i due lottatori che spesso diventano anche amici al termine dello scontro. E’ ciò che accade, ad esempio, tra Bellamy e Bartolomeo al termine del blocco B. Vi è quindi una completa rivisitazione del concetto di “scontro” che passa dall’essere una ragione di allontanamento ad un motivo di unione. 



Ovviamente questa non è una regola con validità generale, sono presenti anche casi in cui un personaggio si trova a combattere per rabbia o per punire una serie di atti malvagi (cosa che accade praticamente sempre in tutti gli scontri più importanti di Rufy). 

Dobbiamo anche precisare un’altra particolarità dell’interpretazione data da Oda. Perfino un nemico, per essere definito tale, merita rispetto e deve dare rispetto e ciò ricalca il tipico costume giapponese. Questo è un requisito fondamentale perché possa avvenire uno scontro. Lo vediamo in ben due occasioni: sia con Shanks al villaggio Foosha sia a Mock Town. Shanks si rifiuta di combattere contro Higuma ritenendo sciocco litigare per una bottiglia di sakè versata addosso. Ricalcando le orme del suo mentore anche Rufy, e di conseguenza Zoro, si rifiutano di combattere contro Bellamy al loro primo incontro. Da qui possiamo capire due cose. Innanzitutto il rispetto per il capitano: Zoro è pronto a lasciarsi ferire e sconfiggere per onorare la decisione di Rufy, ma non è tutto qui. Né Il Rosso né Cappello di Paglia hanno ritenuto di dover lottare con uomini che deridono gli ideali e i sogni altrui e non nutrono rispetto per il proprio avversario. In quest’ottica, incassare i colpi non è una sconfitta, ma la più grande vittoria e Rufy lo capirà solo crescendo… 




Voglio concludere portando nuovamente alla vostra attenzione il fattore, a mio parere, più importante. Un combattimento non è necessariamente uno scambio di colpi più o meno potenti, ma, essendo una lotta di determinazione, ogni tipo di scontro che contrappone una volontà ad un’altra è inteso come un combattimento, quindi anche personaggi che fuggono come Usopp o Nami non sono diversi dai combattenti che ricorrono alle più sofisticate tecniche di lotta, dal momento che non si tirerebbero mai indietro se fossero minati la libertà e gli ideali dei propri compagni.

venerdì 9 gennaio 2015

I sentimenti di Caska

Affrontiamo ora una questione già discussa più volte, ma cerchiamo di guardarla da un punto di vista completamente nuovo. 
Spesso ci siamo trovati a parlare della situazione Grifis-Gatsu-Caska, e, generalmente, ci si trova ad enfatizzare maggiormente la relazione tra Gatu e Grifis o quella tra Gatsu e Caska. 
Questa volta però, cerchiamo di approfondire meglio l’ultimo binomio, cioè Grifis-Caska.



Cosa rappresenti Grifis per Caska ci è abbastanza chiaro fin dal primo momento. 
Una ragazzina salvata da un cavaliere in bianca armatura e dal viso candido e pulito, diciamo che questa vicenda è abbastanza uno stereotipo tipico delle favole. Caska ama e idolatra Grifis, vuole combattere al suo fianco fino alla morte. Questo tipo di amore è un amore platonico, irrealizzabile, e Caska lo sa. 
Sa che accanto al Falco Bianco potrà esserci solo la principessa Charlotte, che per la realizzazione del sogno di onnipotenza di Grifis, lei non sarebbe valsa abbastanza. 
Prova gelosia nei confronti di Gatsu da subito a causa del trasporto che Grifis mostra nei confronti del novellino finchè questa gelosia diviene rancore quando Gatsu abbandona i Falchi e Grifis cade in rovina. 


Possiamo dire, in prima battuta, che i sentimenti di Caska sono abbastanza “semplici” e “prevedibili”, diverso è invece il caso del Falco. Grifis è un personaggio fin troppo particolare, molto ben caratterizzato, con una psicologia intricata e tutt’altro che facile da comprendere.

La sua considerazione dei compagni sembra cambiare più volte durante la saga dell’Età dell’Oro. Dapprima pare che li ritenga preziosi condottieri e si fidi di loro, sebbene si mantenga comunque un gradino più su, poi assistiamo al discorso con Charlotte riguardo la sua concezione di amicizia e infine abbiamo il sacrificio. 

Sebbene Grifis sia sempre stato un personaggio inquietante, personalmente ho sperato fino all’ultimo momento che le cose finissero diversamente, anche se era palese che la presenza di Gatsu lì non avrebbe potuto far altro che peggiorare la già instabile situazione.

Torniamo a parlare del suo rapporto con Caska. 
Grifis che considerazione ha di lei? Certamente il Capitano di mille soldati è un condottiero potente, Grifis si fida di lei e la mette a capo di una delle divisioni dei Falchi, sicuramente è la persona più vicina al Falco assieme a Gatsu. Ma lui, dall’altra parte, non ha mai corrisposto il suo amore. 
Sono portata a pensare, a questo punto, che il suo prendersi cura di Caska fosse un modo come un altro per “pettinare una bambola” da sfruttare e poi gettare via. Come del resto è stato per tutto il resto della Squadra. 

La massima espressione di questa indifferenza da parte di Grifis la abbiamo durante l’Eclissi.
Oltre al fatto in sé di sacrificare i propri compagni per realizzare il proprio sogno, in quel momento ci rendiamo conto ancora di più dell’enorme rancore che il Falco prova nei confronti di Gatsu, così la sua punizione sarà quella di violare Caska avanti ai suoi occhi. 



Grifis va a colpire la persona più vicina al cuore di Gatsu. E’ evidente che questa sia una forma molto esasperata di gelosia. Nulla di più, nulla di meno.

Il Falco, però, durante l’atto, non rivolge alla donna nemmeno uno sguardo, i suoi occhi sono fissi in quelli di Gatsu o persi totalmente nel vuoto. Caska, in quel momento, non è altro che il suo strumento per ferire colui che l’ha abbandonato e ha fatto crollare il suo sogno. 
Grifis non ha la benchè minima considerazione di lei come donna.


Ho scritto questo breve articolo per cercare di guardare le vicende dalla prospettiva di Caska, e non da quella dei due antagonisti come facciamo abitualmente. 
Credo che, ugualmente a come è stato per Gatsu, anche lei abbia vissuto una storia veramente triste. 
Siamo abituati a guardarla con disprezzo per via del suo sentimento nei confronti del Falco, ma fermiamoci un attimo a rivedere la sua storia. 

Caska è stata salvata da un triste passato, si è innamorata del suo salvatore, gli è sempre stata accanto offrendogli amore e rispetto, non gli ha mai voltato le spalle…poi, per un capriccio di gelosia, è stata stuprata, ferita nell’orgoglio e ridotta ad un’ebete proprio dalla persona a cui lei ha dedicato tutta la sua vita.


giovedì 8 gennaio 2015

ERGO PROXY

"In quel momento tutto si è fatto chiaro...tutto il male che il Creatore ha ordito...noi non possiamo fare nulla per opporci. 
Però, dobbiamo assolutamente punirli.
Il battito del risveglio, lo senti?"



Ergo Proxy, una bellissima opera di fantascienza, molto difficile da seguire e da comprendere.
Iniziamo con qualche commento sulla grafica: questo anime nasce da un mix di digitale e disegno a mano libera e, sebbene spesso presenti proporzioni sballate e il tratto non sia eccellente, lo stile si sposa perfettamente con il genere dell’opera in questione. 
Sostanzialmente, ho visto disegni migliori, ma la resa globale è buona a mio parere. Ciò che mi colpisce di più sono le scene, i colori e le musiche che riescono a trasmettere perfettamente  il senso di inquietudine e alienazione dei protagonisti.

La storia inizia in una città che appare tecnologicamente molto avanzata con una dei protagonisti, Re-l, che apre la scena. 
Il progetto iniziale prevedeva che questo personaggio fosse solo di contorno, mentre il reale protagonista sarebbe stato Vincent, un ragazzo immigrato che incontriamo poco dopo. 
In realtà il disegno di Re-l e la sua caratterizzazione si rivelarono talmente di impatto, che gli autori non hanno potuto fare a meno che lasciarle uno spazio più grande nell’ambito delle vicende.

Questo articolo non è scritto per raccontarvi la storia, ma per analizzarla e dare valore a quei piccoli particolari che possono sfuggirci. 
Come ho già detto Ergo Proxy è un anime che andrebbe visto almeno due volte per poter capire determinate situazioni, inoltre alcune puntate che possono apparire come filler, sono invece quelle più importanti, ed è proprio nella puntata Quiz che riusciamo ad avere risposta a tantissime domande. 
E’ anche difficile capire il perché di alcuni avvenimenti, ad esempio quello del Quiz, o l'episodio in cui è presente una copia “malvagia” dei due protagonisti. 
In realtà, si tratta di combattimenti, di scontri. Ogni Proxy ha il suo modo di combattere, che non necessariamente si riduce ad una lotta fisica, ogni Proxy è diverso dagli altri e agisce in modo differente.

Dobbiamo quindi, innanzitutto, svincolarci dal concetto classico di “scontro” e anche dal concetto classico di “bene e male”. 

La prima volta che incontriamo un Proxy  si tratta di Monad e in quell’occasione ci appare come un nemico che fa strage di chiunque incontri, aggredendo perfino Re-l.
Allora, mentre il legame tra Law e il Proxy salvatore è evidente fin dall’inizio, non capiamo il legame tra  Monad e la ragazza. 
Perché Monad è andato a scovare Re-l? Ci sono Proxy buoni e Proxy cattivi? 

Ovviamente la risposta alla seconda domanda è “non esiste bene e male”, mentre la risposta alla prima domanda non ci viene mai svelata durante l’anime, ci vengono solo dati indizi confusi.
In realtà,  Monad è attirata da Re-l perché la fanciulla è stata creata a partire dalle sue cellule Amrita (ossia “immortali”, tale parola deriva dalla omonima Acqua della Vita Eterna della religione induista). 
Un minimo spunto ci viene dato quando Dedalus, disperato, abbraccia la teca di Monad chiamandola proprio “Re-l”. Non è chiaro se però il nome che dica sia “Re-l” oppure “Real”.

Beh, questa è un’altra sottigliezza che non viene svelata nell’anime, solo in una scena vediamo il computer di Dedalus con su scritto il nome della fanciulla… 
“Real” è il progetto di Dedalus. 
Egli, ossessionato dal suo amore verso la ragazza, perde completamente il senno una volta che ella parte per seguire Vincent. Decide così di creare una nuova Re-l, sempre dalle cellule di Monad, in modo da tenerla sempre con sé.

Il fatto che la vera Re-l sia creata a partire dal Proxy è dovuto al piano del Primo Cittadino che sperava di attirare, così facendo, il “Fondatore” di Romdo. Solo alla fine scopriamo chi sia il “Fondatore”, ossia Proxy One, e abbiamo una vaga idea di tutto quello che è successo. Dico vaga… e sono buona.

Analizziamo la situazione per gradi.
In pratica, Proxy One è progettato per essere il primo a risvegliarsi, ovvero il primo ad udire il “battito del risveglio”. In tal modo egli si è potuto rendere conto di quello che è il piano di coloro che sono al di là, dei Creatori.

Di chi si parla? Degli uomini, ovviamente.
Sono gli uomini ad aver rovinato la Terra rendendola invivibile e sono loro i creatori dei Proxy. 
Il “Dio” di cui parla Real e a cui i Proxy devono ricongiungersi non è altro che il genere umano che ha abbandonato il proprio pianeta d’origine. 
Lo scopo dei Proxy è dunque quello di guarire il pianeta, renderlo nuovamente vivibile, per consentire un ritorno degli uomini. 
I Proxy, però, sono stati progettati proprio in modo da distruggersi una volta adempiuto al proprio compito. Essi sono infatti immortali e imbattibili, le uniche due cose che possono uccidere un esemplare sono: un altro Proxy e la luce solare. Gli umani hanno progettato il proprio ritorno proprio per il momento in cui la coltre di nubi tossiche che circonda il mondo avrebbe iniziato a diradarsi. Così il Proxy Project sarebbe terminato e gli esemplari, ormai inutili, sarebbero stati sterminati.

Proxy One aveva capito. 
Ed è proprio per questo che decise di creare un suo clone, Ergo Proxy, che però non avesse le sue stesse debolezze e fosse quindi immune allo sterminio voluto dal “Creatore”. 
Il motivo? Semplicemente quello di minare il piano perfetto degli uomini e di punirli per la sofferenza inflitta alle proprie creature. 
Sebbene inizialmente Proxy One appaia come un antagonista, ancora una volta non possiamo essere drastici. Il Proxy clone, dal canto suo, non potendo sopportare il peso del compito assegnatogli si dirige a Mosk perché gli venga cancellata la memoria e affidata un’identità umana: Vincent Law.

Ergo Proxy è sostanzialmente una storia d’amore. 
Questo sentimento, infatti, riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo della trama: è l’amore a muovere tutto.
Dedalus, innamorato di Re-l, crea una sua copia dalle cellule di Monad, questa copia poi si svilupperà fino al completamento e abbandonerà il dottore lasciandolo morire completamente solo.
Law è innamorato di Re-l, ma capiamo che questo è un amore indotto, essendo Monad innamorata di Ergo.

La Proxy infatti si offre di cancellare la memoria al suo amato creando la personalità di Vincent, ma per colpa dello sforzo cade in letargo. 
Monad verrà poi rapita da Mosk e portata a Romdo. A causa dell’abbandono da parte di Proxy One, al fine di alimentare i propri uteri artificiali, Romdo attacca la città di Mosk e la priva della sua fonte di vita. Monad, a questo punto, riceve il “battito del risveglio” e inizia a cercare disperatamente il suo amato lasciando una scia di morti dietro sé per colpa del suo stato confusionale. 
Ergo, dall’altra parte, la uccide non avendo più memoria di lei.

Si tratta dunque una storia d’amore ed è, senz’altro una storia molto triste…
Voglio concludere lasciandovi qui la domanda che ha spinto  gli autori a produrre questa bellissima opera (si tratta per altro dell’essenza del virus Cogito) : 
“diventiamo ciò che siamo a causa del nostro ambiente, o per fattori che sono insiti in noi?"


martedì 6 gennaio 2015

Itadakimasu!! - Il ruolo del cibo in One Piece

Come accade in moltissimi altri shonen, anche in OnePiece viene data particolare rilevanza al cibo ed esso si trova ad assumere un ruolo fondamentale in più di un’occasione. 
La fame insaziabile di Rufy lo porta a prendere delle scelte anziché altre e lo guida attraverso le vicende quasi come se la sua legge fosse “va dove ti porta l’appetito”. E diciamo che questo si è spesso rivelato un asso nella manica per il nostro capitano.
Procediamo però per gradi.

Innanzitutto vediamo che i personaggi , e più di tutti il capitano, riescono a riacquistare interamente le proprie forze addormentandosi o mangiando a sazietà anche dopo combattimenti che li hanno portati quasi alla morte. Un buon pasto rinfranca il corpo e l’anima e cura qualsiasi dolore.

Sappiamo anche che Rufy ha dato moltissima importanza alla presenza di Sanji in ciurma. Desiderava a tutti i costi un cuoco che si potesse occupare di deliziare il palato di tutti, ma fortunatamente il nostro Sanji, oltre ad essere abile, è anche molto attento a fornire ai suoi compagni il giusto apporto di ogni tipo di sostanza nutritiva. 
Ruolo emblematico quello del cuoco. 
Ricordiamo inoltre che il biondino della ciurma non utilizza le mani per combattere proprio perché lo scopo delle mani di un cuoco è unicamente quello di cucinare. Questa ferrea legge ci aiuta ancora di più a capire la dedizione di chi ama quest’arte.



Facciamo ora un salto a Dressrosa. 
Ricordiamo tutti il motivo per cui Rufy prende a cuore la storia di Rebecca, giusto? 
La donna gli compra tre cestini del pranzo e, solo grazie a questo, Rufy riesce a catalogarla come una persona buona d’animo. Ciò è posto in evidente contrapposizione con il fatto che Rebecca non mangia praticamente mai e ignora i morsi della fame a causa della tragedia trascorsa durante l’infanzia. E’ quasi come se Oda volesse enfatizzare la tristezza e il rancore della gladiatrice rimarcando questa sua rinuncia al cibo. 

Questo però non è l’unico avvenimento degno di nota. Ce ne sarebbero moltissimi altri.
Uno dei primi che mi viene in mente è lo scontro tra Rufy e Zoro. 
Il primo vero litigio della ciurma scoppiato proprio a causa della mancata riconoscenza di Zoro verso i cittadini di WiskeyPeak. 
Rufy non transige. Lo spadaccino ha osato fare del male a cloro che gli hanno offerto cibo e bevande e  per questo merita la morte. 
Il combattimento è davvero divertente, Zoro tenta in tutti i modi di spiegarsi, ma senza riuscirci. E’ evidente che Rufy non si fa scrupoli a combattere con un suo fidato compagno qualora egli “sputi nel piatto dove ha mangiato”, nel caso specifico questo il modo di dire calza a pennello. Il motivo? semplicemente Rufy non riesce a credere che chi gli ha offerto da mangiare possa essere una persona cattiva.


Fermiamoci poi a Mock Town e precisamente al capitolo 223…beh qui i riferimenti all’argomento in questione fioccano. 
Una delle mie scene preferite è quella del cesto di mele esplosive di Doc. L’insaziabile fame di Rufy è ancora una volta una caratteristica vincente, non sono pochi coloro che avrebbero avuto remore ad accettare la mela da un tizio del genere, ma il nostro capitano si fionda immediatamente a prendere una delle mele…e ovviamente la fortuna è dalla sua parte. Siamo ad uno dei capitoli centrali per l’intera storia di OnePiece e, ancora una volta, il cibo assume un ruolo fondamentale. 
Per non parlare poi del fatidico incontro con Teach avvenuto proprio a causa di un litigio che ha per argomento il sapore della crostata di ciliegie della locanda.



Capita inoltre che per alcuni personaggi determinati cibi costituiscano molto di più che semplice nutrimento, come accade nel caso dei mandarini per Nami. 
Essi infatti rappresentano il sacrificio di Bellmère, i ricordi di infanzia e più di tutti la promessa di realizzare il proprio sogno.

Non mancano poi le occasioni in cui un buon pasto riunisce gli animi di nemici atavici.
Fermiamoci un attimo a Punk Hazard, al capitolo 696.
 In quell’occasione assistiamo ad una scena molto significativa. Innanzitutto vediamo il piccolo Momonuske che si rifiuta di mangiare e risulta  emblematica la frase di Kin’emon che in lacrime dice al figlio “lasciamoci salvare”. 
E poi, non meno importante, vediamo banchettare tranquillamente pirati e marina che, grazie alla bontà dei piatti di Sanji, dimenticano temporanemente di marciare su due binari differenti. 




Insomma, come detto all’inizio, Oda sensei sottolinea in moltissime occasioni la funzione catartica e unificatrice del cibo e dà un’importanza particolare a coloro che si dedicano all’arte culinaria, tanto da dedicarvi persino un sogno e una meta come l’All Blue. 

Non sarebbe strano infatti se Sanji, a questo punto della storia, riuscisse ad ingraziarsi Big Mom con una bella e buonissima torta xD

venerdì 2 gennaio 2015

KIKOKU, IL PIANTO DEL DEMONE

L’arma del Chirurgo della Morte è una spada lunga che prende il nome di nodachi. La traduzione letterale di “nodachi” è, in realtà, “spada da campo”, tuttavia non sono pochi i casi storici in cui il termine “nodachi” si è utilizzato in luogo di “odachi” che significa “spada lunga”. La odachi è nata come leggera variazione della tachi, una spada molto ricurva e poco più lunga di una katana (che raggiunge i 70 cm, mentre la tachi arriva a circa 78 cm) che veniva utilizzata dai combattenti a cavallo. Il prefisso “o” indica infatti che la spada ha lunghezza maggiore di un tachi (viceversa, se “più corta” si parla di kodachi). 

Quando pensiamo ad un Samurai, la prima cosa che ci viene in mente è il connubio katana wakizashi, ma questa è in realtà un’imprecisione. Sia le katane che le tachi erano utilizzate dai Samurai e, per la precisione, quest’ultima era l’arma della classe più alta poiché più maneggevole (avendo il manico leggermente ricurvo era facilitata anche la presa) ed era più semplice da utilizzare in armatura completa (quindi da i soldati di rango maggiore). Le tachi, assieme alla loro derivazioni, divennero sempre meno utilizzate poiché durante la guerra contro i mongoli si resero evidenti i difetti di questo tipo di arma. Così le tachi vennero completamente abbandonate (molte di esse furono tagliate per renderle di dimensioni comparabili a quelle di una katana).  



Ciò che distingueva le katane dalle tachi, oltre alla dimensione, era principalmente il modo di indossare la spada. Normalmente una katana viene infoderata con il filo verso l’alto, viceversa una tachi viene infoderata con il filo rivolto verso il basso. Per cui una stessa spada diviene tachi o katana a seconda di come la si lega alla cintura e degli accessori di cui è dotata, ricordiamo infatti che la fattura della tachi era certamente più pregiata. La nodachi è molto più lunga della tachi e necessita, generalmente, due mani per essere utilizzata, sebbene questo non sia il caso del nostro Trafalgar che la riesce a direzionare alla perfezione anche con una sola mano, imprimendo anche al colpo una forza sufficiente. Caratterizziamo meglio questa spada a due mani: la lama e la tsuka (impugnatura) sono ricurve e le dimensioni globali possono raggiungere anche 1,8 m (si pensi che la odachi più lunga ha una dimensione totale di 3,7 m e aveva funzione cerimoniale). Spesso le nodachi possono apparire sproporzionate poiché l’impugnatura è più grande di quella della classica katana, comunque una nodachi ottimale dovrebbe esibire un rapporto lama/impugnatura di 4/1.


La spada di Law, la Kikoku, non è purtroppo una spada di pregiata fattura e questa cosa, a dire il vero, mi lascia un po’ perplessa. Un personaggio come il Chirurgo in questione è sicuramente sufficientemente abile e meritevole di utilizzare una meito, eppure egli rimane fedele alla sua nodachi fin dal primo momento in cui lo incontriamo e non sembra minimamente intenzionato a farsela portare via. A tal proposito possiamo ricordare l’episodio in cui Vergo confisca la spada a Law e il chirurgo, non appena ne ha la possibilità , la rintraccia tramite i suoi poteri.